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del Naturismo italiano

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Il Naturismo in Italia a una svolta?-1997

Il Naturismo in Italia a una svolta?

L'anno 1996, chiuso da poco, ha portato una nuova attenzione dei media, e quindi dell'opinione pubblica, sul naturismo come fenomeno in sé e come pratica di un buon numero di italiani.
E non è certamente estraneo a questo fenomeno il fatto che finalmente in Parlamento sia stata depositata una proposta di legge che consenta la pratica stessa - strappandola ali' iniquo abbinamento con il reato di oltraggio al pudore- e che tale proposta sia -trasversale-, ovvero sia stata presentata da firmatari appartenenti a forze politiche sia di governo sia dell' opposizione. Siamo forse a una svolta nella storia del naturismo in Italia? Si direbbe di sì, anche se i tempi tecnici e culturali paiono essere ancora lunghi.
Ma questa nuova attenzione del pubblico va attentamente considerata onde valutarne vantaggi e svantaggi per sfruttare i primi e gestire, quando non eliminare, i secondi. Mi sembra inutile ricordare qui ciò che tutti sanno, ovvero quanta poca attenzione e di che qualità l'opinione pubblica abbia dedicato ai naturisti in passato: fiumi di inchiostro sono stati versati a illustrare gli aspetti culturali e psicoanalitici di tale atteggiamento.
E forse lo stesso popolo nudo si rassegnò al semi-isolamento, tra le cui conseguenze vi era anche una qual garanzia di -purezza- ideologica che consentiva di trasmettere all'esterno un'immagine di movimento ispirato ad alti standard ideali e morali, anche se poi tale immagine veniva colta di rado e malgrado tutto distorta. Perciò, spesso l'approccio di molte persone al naturismo è stato, soprattutto per i giovani, casuale, a volte selvaggio, rivolto all'estero e per lo più all' oscuro dell' esistenza di associazioni italiane, scoperte forse solo per avere tessera e bollino. Questa situazione andava e va corretta per almeno due ragioni.
Innanzitutto, come ricordavo più sopra, la pratica del nudo in pubblico, anche se in aree deputate, nel nostro Paese è reato: una situazione insostenibile, alla fine del secolo, di fronte a un'Europa che da tempo ha accettato e riconosciuto i diritti dei naturisti e la componente economica che il loro turismo comporta. Questa nostra realtà fa sì che ancora oggi chiunque pratichi la propria scelta di rapporto con la natura al di fuori di quelle splendide gabbie dorate che sono i pochi terreni nazionali rischi conseguenze quantomeno fastidiose, non importa quanta attenzione abbia posto nella scelta del sito o quanto irreprensibilmente si sia comportato nel corso della sua nudità.
La nuova legge, se troverà un varco tra i grandi transatlantici della finanziaria, delle bicamerale ecc., giungendo in porto potrebbe correggere questa situazione, con un grande valore di riconoscimento etico derivante dall'ampio ventaglio di deputati firmatari; ma per poter passare occorrerà che la classe politica comprenda che i tempi sono maturi, che non si può più a lungo negare ciò che Paesi anche meno ricchi e più tormentati del nostro riconoscono come un diritto dei cittadini.
Le leggi maturano nell'ambito di un contesto culturale che le sostiene e giustificano, e di tale contesto i media sono, nel bene e nel male, gli interpreti, i traduttori. E la presenza del naturismo nelle pagine e nei canali di questi traduttori rappresenta una spinta importante per agevolare l'iter legislativo. Occorre pertanto che prosegua il processo culturale che ha portato alla formulazione della legge, ed in questo i media sono nuovamente, e per ovvie ragioni, in prima fila: solo attraverso l'immagine che essi daranno del naturismo si potrà creare una maggiore e più estesa familiarità tra il pubblico e il popolo nudo, tra la cosiddetta cultura ufficiale e la filosofia naturista. Aggiungerei, brevemente, una terza ragione, banale forse, ma concreta: il numero fa la forza.
Credo che i cronisti che han dato spazio ad articoli sui naturisti nel 1996 abbiano sìrisposto alle sollecitazioni di molti abili P.R. del movimento, ma siano stati anche ulteriormente convinti dalle.

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